Per la rubrica Penna & Palato ho il piacere di intervistare una scrittrice frizzante e in gamba, Marilù Oliva, insegnante di lettere a Bologna, lettrice e letterata con passione, meglio nota al pubblico per i suoi noir con la detective Elisa Guerra, alias la Guerrera, per protagonista: Tu la pagaras!, Fuego e Mala suerte, tutti e tre pubblicati per Elliot.  Di recente tornata in libreria con l’antologia da lei curata per gli stessi tipi contro il femminicidio (dal titolo evocativo e drammatico di “Nessuna più”), Marilù è una scrittrice infaticabile dallo stile affascinante e fluido, nonché una donna piena di interessi. Aspettiamo perciò con ansia la sua prossima prova letteraria (sarebbe meglio dire: conferma), e nel frattempo la stuzzichiamo con le tre domande di rito che facciamo agli scrittori, e che ci permettono di scoprire anche il loro lato gourmet.

1) Scrittura e cucina. Cosa le accomuna per te?
Il processo della creazione. La cucina è un luogo magico, un piccolo laboratorio di alchimia. Anche se non consente di spaziare come nella scrittura, ti permette un gioco fisico di tatto e manipolazione. Delle volte le due arti si avvicinano, quando almeno cucinare non significa copiare pedissequamente una ricetta, ma inventare: hanno in comune la liturgia della ricerca degli ingredienti, la chimica delle combinazioni, la suggestione delle contaminazioni, la calamitazione della libertà e il piccolo spazio di infinito che la fantasia dispiega. Poi entrambe hanno il potere di incantare, scuotere, avvelenare, perfino.

2) Un breve aneddoto con protagonista una ricetta a cui ti senti legata o un cibo che ti emoziona.
Una ricetta a cui mi sento molto legata – e che non sono mai stata in grado di riprodurre – è quella del rustico salentino, emozione che mi ricorda le tante estati trascorse in provincia di Lecce. Dire che è una specie di tortello che omaggia l’idea della pizza è riduttivo. Si tratta di un disco croccante (alcune pasticcerie preferiscono la forma triangolare) di pasta sfoglia, con un ripieno di besciamella, pomodoro e mozzarella. Adoro i rustici. Sembrano tanto facili da preparare, in fondo gli ingredienti sono semplici. Poi ti metti a cucinare e non vengono mai, almeno: mai tanto buoni come quando li mangi nel luogo di origine. Sarà che manca l’ingrediente fondamentale, il profumo del mare?

3) Menu autobiografico. Tre piatti che sanno raccontarti come un libro.
Il risotto allo zafferano, carnaroli però. E al dente. Cotto con cura, attenzione, calando gli ingredienti uno alla volta, a ciascuno il suo tempo e la sua dedizione. Le patatine, in tutte le salse. Melanzane o altre verdure piccanti. Molto piccanti.