Chi non ha letto il romanzo Il Gattopardo, né conosce l’omonimo film di Visconti, nulla sa del timballo di pasta, meglio di maccheroni, che i nobili Salina fanno servire a una cena sontuosa. Magari ne ha mangiato una pallida imitazione. Questo però è un signor timballo, che oltre alla pasta contiene tutta la flora e la fauna terracquea e che in genere va mangiato di domenica o in occasioni speciali. D’altronde persino in spiaggia, d’estate, la domenica meridionale prevede il pranzo con timballi o pasta al forno. Ma torniamo a noi. Se siete invitati a un picnic, perché non cucinare il timballo di pasta de Il Gattopardo, dando sfoggio delle vostre abilità culinarie e delle vostre letture?
Prepararlo è una parola, anzi è un libro. Prendete Il Gattopardo, scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e andate all’episodio della cena in cui Tancredi occhieggia Angelica e si fa cenno a un timballo di pasta dal colore di oro brunito. Quindi armatevi di: pasta frolla, crema pasticciera, salsicce, polpettine e fegatini, prosciutto, piselli, sugo, parmigiano, uova sode, tartufo, burro e ovviamente maccheroni. Foderate una teglia ad anello con la pasta frolla e metteteci la pasta al sugo, gli ingredienti cucinati a strati e sopra la crema.

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Chiudete il timballo di pasta con altra frolla e cuocete in forno.
Troppo complicata? Be’, ma è una ricetta siciliana del 1860!
Per semplificare, rubate una teglia di pasta al forno in spiaggia, andate al picnic e citate Il Gattopardo. Libro o film. In alternativa, citate il film Big Night di Stanley Tucci: sempre di timballo di pasta si parla.