Gualtiero Marchesi sta alla Nuova Cucina Italiana come Guinizzelli sta al Dolce Stil Novo. Maestro, mentore, ispiratore delle ultime generazioni di grandi chef italiani e non, il destino di Gualtiero Marchesi, come un eroe degli antichi miti classici, è già scritto nelle stelle. Nasce nel 1930 a Milano da una famiglia di albergatori originari della provincia pavese e fin da bambino subisce il fascino dei fornelli proprio tra le mura della cucina dell’albergo Al Mercato, di proprietà dei genitori. Con la fine della seconda guerra mondiale il Nostro parte alla volta della Svizzera per frequentare la prestigiosa scuola alberghiera di Lucerna. Al suo rientro, nel ’50, mette in pratica gli insegnamenti ricevuti nell’albergo di famiglia. Passione, disciplina e studio portano “Al Mercato” a diventare un locale molto apprezzato dalle celebrità dell’epoca. In quegli anni conosce la moglie concertista che non potrà far altro che alimentare ancora di più il suo secondo amore: la musica.

Gualtiero Marchesi

Marchesi prende lezioni di piano dalla moglie, frequenta gli artisti del teatro fino a notte fonda, divora avidamente le letture più disparate e in questo delirio di stimoli intellettuali capisce che è tempo di ripartire, questa volta per Parigi, alla ricerca di un’ulteriore evoluzione. Il giovane Gualtiero va a lavorare per i fratelli Troisgrois, futuri esponenti della nouvelle cuisine. Torna a Milano nel 1977 per aprire il suo primo ristorante ed è subito un successo.

Prima Stella Michelin; seconda nel ’78; nel 1985 il ristorante di Marchesi si aggiudica la terza stella, evento unico in Italia. E ancora: nel 1986 l’onoreficenza di “Cavaliere della Repubblica” e l’”Ambrogino d’Oro”; tre anni dopo il premio “Personnalité de l’année”; nel ’90 viene nominato “Chevalier dans l’ordre des Artre e des Lettres” e avanti così in un crescendo di premi e riconoscimenti fino al conferimento della Laurea Honoris Causa in scienze dell’Alimentazione nel 2001 e il ricevimento del Grand Prix dell’Accademia Internazionale della Gastronomia“Memoire et Gratitude”, nel 2002.

Una vita, quella di Gualtiero Marchesi, dedicata all’alta cucina che però non è mai stata solo cucina, ma anche e soprattutto amore per l’arte, sete di conoscenza, analisi scientifica e ricerca infine di un proprio linguaggio espressivo capace di fondere l’uomo, intellettuale e lo chef in un’unica figura. E la cucina di Gualtiero Marchesi è tutta questo: è «Cucina totale», come la definisce lo stesso Maestro.

 

 

In un’epoca dove ancora chi sta dietro ai fornelli è solo un cuoco, Marchesi reinventa non soltanto le regole gastronomiche, ma anche, e forse soprattutto, il ruolo stesso dello chef. Interlocutore colto e raffinato, Marchesi conquista immediatamente stampa e televisione con il suo magnetismo verbale. Ogni intervista è una citazione, ogni domanda un aforisma, ogni parola una celebrazione del Bello. E di certo non si lascia intimidire dalle telecamere. Sguardi, movimenti, tonalità della voce: non esiste un momento in cui la persona non seduca l’obiettivo e il personaggio non consolidi sempre più il suo ascendente sulle nuove generazioni.

Dai programmi tv e i giornali all’editoria il passo è breve e da “La mia nuova cucina italiana”, edito da Rizzoli nel 1980, fino a “L’almanacco in cucina”, 2012, ancora Rizzoli editore, il Maestro ha praticamente soggiogato le librerie per più di trent’anni.

Libro di Marchesi

Ma in tempi di hitech, app e social network qual è il rapporto di Gualtiero Marchesi con la rete? È ragno o preda?

Mah… sembrerebbe che il padre fondatore dell’alta cucina italiana sia rimasto impigliato nella rete e, nonostante i ripetuti tentativi, non riesca proprio a liberarsi. Il sito web ufficiale appare un tantino obsoleto, forse un tantino troppo auto celebrativo e troppo poco “social”. Manca il rapporto con gli utenti che non hanno la possibilità di rilasciare commenti, feedback o semplicemente mettersi in contatto. I profili Facebook e Twitter appaiono un po’ trascurati: ci sono notizie, eventi e commenti, certo, ma il confronto con il pubblico è quasi impercettibile, se

si escludono le orde di fedelissimi.

Del medesimo parere sembrerebbero anche gli internauti, secondo infatti l’inchiesta condotta dall’agenzia PR Lewis sugli chef più “social-comunicativi “, Marchesi occuperebbe solo il sesto posto, superato di gran lunga da Carlo Cracco, Simone Rugiati e Alessandro Borghese, cuoco interattivo per eccellenza.

Non c’è dubbio che Gualtiero Marchesi abbia trasformato la cucina in arte culinaria e il cuoco in un artista poliedrico, ma per conquistare le ultime generazioni forse non basta un hamburger. hamburger Marchesi

Paola Groppo