Tra i dolci ricordi della mia infanzia – giuro solennemente che non ho un passato da alcolista! – ce n’è senz’altro uno che è ancora bene impresso nella mia mente: la bottiglia di Vermouth Martini nel carrello della sala a casa dei miei nonni materni.

Non c’era pranzo importante che non iniziasse con due dita di Vermouth per accompagnare l’antipasto.

Mi ricordo che a volte, come premio, se avevo finito l’uovo alla coque, mio nonno me ne versava un goccino e il guscio si trasformava magicamente in un insolito bicchiere!

Oltre ad appartenere alla mia infanzia, Martini appartiene alla storia della pubblicità italiana.damabianca_dudovic

Tutto iniziò con un’affascinante dama bianca firmata da Marcello Dudovich, una figura classica e moderna allo stesso tempo, icona simbolo di un “lifestyle”tutto italiano.

Negli anni del Futurismo, Muggiani prende in mano le redini della comunicazione del marchio disegnando, nel 1921, un superuomo proiettato nello spazio.

A metà degli anni  ’40 la fortunata partnership con Armando Testa che vestirà la bottiglia del “Gran Spumante Riserva Montelera”con colletto bianco e papillon nero.

Un chiaro riferimento al target cui si riferiva il prodotto: una clientela elegante e raffinata espressione di un certo modo di bere e di vivere.

Sul finire degli anni ’50 il mitico Andy Warhol crea quattro soggetti per il Martini Rosso e il Martini Dry: le bottiglie, i bicchieri, il logo e una Venezia stilizzata sullo sfondo sono gli elementi principali, il tutto vivacizzato da annotazioni scritte – almeno così sembra – dalla madre dell’artista.

andy_Warhol_Martini

La strategia di comunicazione premia l’azienda e il Vermouth Martini abbinato ad altri alcolici diventa, negli anni ’50, sinonimo di cocktail.

jamesbond_martini Quante volte abbiamo sentito James Bond chiedere un “Vodka Martini agitato, non mescolato”?

 Ma una delle idee più geniali e azzeccate dell’azienda è la creazione, a partire dal 1957, delle celebri Terrazze Martini: luoghi simbolo di eleganza e cultura, raffinati salotti e punti di incontro per i protagonisti della vita intellettuale e civile.

Con la crisi della cartellonistica e l’avvento della TV anche la Martini & Rossi approda al piccolo schermo.

Il tono di voce della comunicazione è veloce e persuasivo, i testimonial sono attori, cantanti, sportivi: Tazio Nuvolari, Ernesto Calindri, Ornella Vanoni, Paolo Villaggio e Ugo Tognazzi sono solo alcuni dei personaggi che presteranno il loro volto all’azienda.

Dagli anni ’90 seducenti modelle e star internazionali sostituiscono i personaggi di casa nostra: chi non ricorda il charlize_martinifamoso filo – e non solo! – della conturbante Charlize Theron?

Poi è la volta dello slogan tormentone “No Martini, no party” impersonato da Naomi Campbell, Sharon Stone e George Clooney, seguito dal “My Martini, please” di Gwyneth Paltrow, nel 2002.

Oltre all’endorsement da parte di personaggi famosi l’azienda ha puntato molto, in termini di comunicazione, sin dagli albori, anche sul mondo dello sport: il ciclismo con la Gran Coppa Martini & Rossi e le sponsorizzazioni del Giro d’Italia, l’automobilismo con i Gran Premi di Spagna e Stati Uniti e il Martini Racing Team e la collaborazione nell’offshore.

Cultura, sport, cinema, arte, nostalgia verso il passato, evoluzione e fedeltà ai propri valori: ecco gli elementi che fanno di Martini un brand vintage e moderno allo stesso tempo.

Una costruzione idealizzata del passato che ancora … ci fa sognare.

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Ecco il video storico di Charlize Theron:

Ilaria Ciarrocchi