Ogni tanto capita che un cuoco conduca un programma tv sulla cucina. Può sembrare strano, lo so, ma a quanto sembra il piccolo schermo ha deciso che perfino chi ha studiato sul serio cucina può condurre un programma tutto suo, con buona pace di chi per primo ha trasformato gli studi tv nella succursale della “Pergola” del Cavalieri Hilton (V. Clerici e poi Parodi).
Alessandro Borghese racchiude in sé tutto ciò che serve per sfondare in tv dietro una batteria di pentole (da usare, non da vendere): mestiere vero di cuoco, aria internazionale, alternativa didattico-culinaria giovane delle reti giovani dei programmi giovani , twist cook-rock che lo fa sembrare sempre appena uscito da un concerto.
Nato a San Francisco nel ’76 da Barbara Bouchet (sì, proprio lei) e dall’imprenditore Luigi Borghese, Alessandro diventa chef un po’ per caso e un po’ per passione, quando dopo il diploma al Rome International School (che non è una scuola di cucina bensì una scuola privata), decide di imbarcarsi sulle navi da crociera come cuoco, dove rimarrà per tre anni.
“Dunque è così che è iniziato lo scopo della mia vita. Nella cucina abituale e speciale dell’infanzia, colma in parte dei miei desideri che oggi grazie alla mia cocciutaggine, al mio entusiasmo e agli insegnamenti dei miei genitori si sono avverati. Un posto straordinario, non un posto come un altro della casa. Perfetto per le invenzioni, il posto giusto dove usare l’estro per le proprie ricette”. Da questo estratto del suo libro “L’abito non fa il cuoco. La cucina italiana di uno chef gentiluomo”, edito nel 2009, si può capire come Alessandro Borghese veda il suo rapporto con il tagliare,lo sminuzzare, il mescolare e tutto ciò che porta a creare un piatto e diventare cuochi.
Dopo aver viaggiato per mare, inizia a spostarsi anche per terra per accrescere le sue conoscenze culinarie, e vive e cucina a Londra, di nuovo a San Francisco e poi a Parigi, dove frequenta degli stages per affinare ulteriormente la tecnica. Torna in Italia per frequentare un corso da sommelier, dopodiché va a New York e poi di nuovo in Italia, dove lavora in alcuni ristoranti di Roma e Milano.
La sua passione per la sperimentazione e lo sperimentarsi, lo porta nel 2004 a scegliere la conduzione di un programma docu-culinario sull’allora nascente piattaforma Sky al posto della conduzione di un ristorante in Cina. Dal primo “Cortesie per gli ospiti”, dove insegna a persone comuni a come si diventa perfetti padroni di casa per una cena formale e non, partono tutta una serie di programmi che lo vedono immancabilmente alla conduzione: “L’Ost”, in cui scopre le cucine regionali; “Chef a domicilio”, in cui trasforma le cucine delle case in cui si bivacca tra surgelati e patatine in posti very cool; “Cuoco gentiluomo”, in cui rimette le vesti dell’anfitrione di classe. Poi, su RealTime e La7, posa per un po’ il mestolo per prendere in mano la forchetta, come critico e assaggiatore nel programma “Chef per un giorno”.
Siamo arrivati al 2009 della storia mediatica di Borghese, ormai lanciatissimo e conduttore in quell’anno di “Fuori menù” su RealTime, in cui due coppie di concorrenti si sfidano a creare un menù spignattando in una cucina professionale. Sempre nel 2009, arriva la benedizione urbi et orbi per tutti coloro che vogliono ambire alla serie A dei fornelli mediatici: la pubblicazione di un libro (L’abito non fa il cuoco, succitato).
Asperso così di gloria multi mezzo, nel 2010 conduce “Cuochi e Fiamme”, prima di lasciarne il timone l’anno successivo a Simone Rugiati, svezzato dalla Clerici alla “Prova del Cuoco”.
E’ però RealTime la casa madre di Borghese, che gli affida nell’aprile 2011 un programma con il suo nome “Cucina con Ale”, oltre a una nuova edizione di “Cortesie per gli ospiti” e di “Fuori Menù”.

Nella sua cucina tv Alessandro gioca con il cibo, lo rende semplice e intuitivo, naturale, canta ed esce dagli schemi della conduzione classica. Oltre a cucinare in televisione, trova anche il tempo di gestire la sua società multitasking “AB: il lusso della semplicità”. Con quest’ossimoro vuole infatti coniugare il suo credo in fatto di cucina, ovvero il lusso assoluto degli ingredienti genuini e semplici.
Con la società AB, offe un servizio sulla cucina a 360°: catering e banqueting per wedding ed events (parole italiane come cucina da asporto , sposalizio o riunione sono assolutamente out sul web); food consulting con cui assiste chi vuole aprire un ristorante; live cooking con i quali gira l’Italia cucinando nelle piazze in diretta (la cucina è il teatro del terzo millennio); team building, con cui le aziende possono offrire ai loro dipendenti giornate tra i fornelli per cementare lo spirito di gruppo.

Da globe-trotter come è sempre stato, era naturale che Alessandro Borghese diventasse anche un web-trotter, non facendosi mancare proprio nulla: pagina facebook (ovvio), profilo twitter “BorgheseAle”(irrinunciabile per essere up to date, ovvero all’ultima moda), blog e sito personale www.alessandroborghese.com (pratico e riassuntivo di tutta la sua attività).
Alessandro Borghese cucina, posta e twitta sempre con irriducibile allegria, dando l’impressione di essere l’amico che abita alla porta accanto che improvvisa cene di mezzanotte e brunch domenicali. Uno chef accessibile, amichevole, casinaro, non come quelli (almeno in apparenza) che fanno passare il sale nero dell’Himalaya come una spezia da discount.